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La Cassazione sdogana il " Vaffa..." Stampa E-mail
Scritto da Nicolò Vergata   
giovedì 19 luglio 2007
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La notizia ha meritato la prima pagina di molti telegiornali. Si può dire “vaffa…” senza tema di essere querelati per ingiuria, a meno che… non si tratti di pubblico ufficiale nell’esercizio delle proprie funzioni (leggasi: vigile che rileva una contravvenzione con ammenda) o che sia particolarmente in vista (leggasi Forattini su D’Alema).
Insomma, c’è  vaffa e vaffa. Ma in generale la suprema Corte ha sancito che l’esclamazione è talmente entrata nell’uso comune che ha perso il suo significato denigratorio di origine.

Anche dare del “buffone” ad un presidente del consiglio, di cui fu vittima Berlusconi, fu considerato una “simpatica e innocua espressione di dissenso”. E poi parlano male di magistratura democratica ! Peraltro, anche un’altra bella sequela di parolacce fu recentemente sdoganata da Cossiga, in una intervista con le Jene.

D’accordo, Cossiga non è la Cassazione, ma è  pur sempre un ex presidente della Repubblica e se lo dice lui.... tanto più che, votando sempre a sinistra come senatore a vita, c’è da sperare che talvolta, colto nell’urna senatoriale da giustificato rimorso, si sia turato il naso ed abbia votato per Prodi con un adeguato contorno di sommessi aggettivi qualificativi o di pertinenti sostantivi.

Tant’è che ora gli italiani non possono più lamentarsi di questo governo: è vero, non arrivano con l’euro  alla seconda o terza settimana ma in compenso per il resto dei giorni che mancano per il fine mese potranno gridare “vaffa…” e vogliamo mettere che soddisfazione?

In un episodio di un vecchio film Eduardo De Filippo descrisse con impareggiabile maestria come il pernacchio fosse l’arma dei poveri contro il potente. Ora la Cassazione ci dà un’equivalente arma. Pazienza, non ci dà più il tesoretto ma in compenso ci concede il “vaffa” gratuito ed esentasse.

Esultiamo, allora, di fronte a questa  regalia. Saremo incazzati lo stesso ma almeno ci potremo sfogare all’aperto. Chissà se la prossima tappa della evoluzione giurisprudenziale affrancherà anche “piove, governo ladro”, ma temo che ci vorrà del tempo, perché tutto si può dire tranne che la verità. E’ il limite della democrazia.

Comunque, se è vero che è l’uso che fa la lingua e non viceversa, anche “le stronzate di Prodi” meritano una doverosa affrancazione, per cui si potrebbe verificare un precedente linguistico dove l’espressione coincide con la verità politica.
 
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