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Una riforma che non costa nulla Stampa E-mail
Scritto da Ennzo Trentin   
Tuesday 10 July 2007
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Norberto Bobbio scriveva: «La garanzia dei diritti dell’uomo contro la violazione perpetrata dallo Stato che dovrebbe esserne il protettore è una risposta ad un livello più alto all’eterna domanda: “quis custodiet custodes ?”
Ogni tentativo di risposta a questa domanda, ancorché imperfetto e incompleto è, nella misura in cui propone nuove forme di controllo del potere, una risposta ad una domanda di libertà.» Malgrado parte dell’opera del nostro filosofo sia indirizzata a rendere credibile quella che molti si sforzano di chiamare impropriamente (perché non esiste) “democrazia rappresentativa”, le autorità di garanzia del Belpaese stanno diventando barzellette che non fanno ridere, strutture costose e tendenzialmente provocatorie. Autorità senza autorevolezza, talora anche prive di senso dell’orrore.

Prendiamone una a titolo esemplificativo: il Difensore civico. Nasce con la Legge 142/1990, che all’art. 8 sancisce: «… svolge il ruolo di garante dell’imparzialità e del buon andamento della pubblica amministrazione comunale o provinciale, segnalando, anche di propria iniziativa, gli abusi, le disfunzioni, le carenze ed i ritardi dell’amministrazione nei confronti dei cittadini.»

Parole chiare come si vede, e malgrado ciò i pubblici funzionari (la burocrazia) alleati con i “rappresentanti” politici (la partitocrazia), hanno fatto passare in quasi tutti gli Statuti (la loro piccola Costituzione) di Comuni e Province che questo “avvocato” dei cittadini è eletto dai Consiglieri comunali o provinciali. Insomma, se non si è capito: il “controllore” è nominato dal “controllato”!

Se è vero che lo Stato italiano ha grandi capacità d’indebitamento e di spesa a fronte di servizi mediocri, poco si dice sulle analoghe capacità e scarsa abilità degli Enti locali che, se guardati attentamente dai cittadini, potrebbero cominciare ad invertire la tendenza.

Ma la cosa assume una maggiore gravità con il Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267
"Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali", che all’art. 127 sottopone molte delibere di Giunta (comunale o provinciale) in materia di appalti, affidamenti di servizi, dotazioni organiche ed assunzione di personale al parere di legittimità d’un Difensore civico così nominato. Tanto che un Sindaco di capoluogo è recentemente arrivato ad elogiare questo “controllore” dichiarando sui mezzi d’informazione di considerarlo l’ennesimo Assessore. Sic!

Malgrado ciò, l’anomalia è rilevata sul quotidiano "Il Resto del Carlino", del 22 gennaio 2000
dal procuratore: Ennio Fortuna (oggi Procuratore Generale a Venezia): «Il difensore civico? Lo eleggano i cittadini». Lo dichiara Ennio Fortuna, che afferma: «…da questo punto di vista siamo gli ultimi in Europa… la figura del "mediateur" europeo è al servizio di tutti i cittadini, inoltre […] questa lacuna può configurare da parte dell'Italia la violazione di precise norme costituzionali, in particolare degli articoli 2 e 3 sui diritti fondamentali dei cittadini.». Il Procuratore capo bolognese prosegue: «… il difensore civico eleggiamolo direttamente… credo che [tale figura, ndr] debba essere sganciata il più possibile dal potere politico… non credo ad una persona nominata dall'ente del quale deve poi controllare l'attività e dalla quale dipende ed è pagato… bisogna renderlo indipendente dal potere politico…».

Insomma, per uscire dalle sabbie mobili della partitocrazia italiota non abbiamo bisogno di buoni politici, ma di buoni cittadini. Modificare gli Statuti comunali o provinciali non è cosa che compete al Parlamento, compete ai singoli Consigli comunali e provinciali. Se i “rappresentanti” eletti non hanno l’interesse a rispettare i principali istituti del Diritto Romano, lo possono richiedere i cittadini mediante ciò che il Decreto Legislativo su indicato definisce: “Istituti di partecipazione popolare”. Per mezzo di questi (Istanze, Petizioni, Proposte di delibera) i cittadini-elettori-contribuenti hanno il diritto e possono avanzare richieste di modifica.
Una riforma che non costa nulla consiste nell’imporre, ai Consiglieri comunali o provinciali, di modificare il rispettivo Statuto introducendo l’elezione diretta del Difensore civico in contemporanea all’elezione di Consiglieri, Sindaci e Presidenti di Provincia.
E se i “politicanti” facessero orecchie da mercante, può essere invocato l’art. 9 dello stesso Decreto che consente a ciascun elettore di far valere in giudizio azioni e ricorsi che spettano al Comune ed alla Provincia. Insomma, una partita vinta in partenza, perché appare difficile trovare un giudice che sentenzi contro questa palese illegittimità.

 
Nota della redazione:

Il Legno Sorto nel novero dell’iniziativa annunciata con l’articolo di venerdì 6 luglio 2007 dal titolo: «E allora diamoci da fare! », può elaborare una petizione studiata caso per caso, dando a tutti l’assistenza e la consulenza necessarie. Chi sono ora i cittadini che in spirito civico si fanno avanti per iniziare a cambiare questo modo di vivere?
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