Accesso utente

[ Chiudi ]

Il partito feudale Stampa E-mail
Scritto da Angelo Panebianco   
martedì 03 luglio 2007
Image
Walter Veltroni
Molti maggiorenti del costituendo Partito democratico forse non se ne rendono conto ma c'è il rischio che la nascita del nuovo partito non sia una cosa seria, proprio il contrario di quei solenni atti fondativi da cui prendono vita le imprese importanti e durature. Dopo l'autocandidatura di Walter Veltroni alla guida del Partito democratico ci si poteva aspettare che altri dirigenti, in disaccordo con la linea politica da lui tratteggiata, si candidassero subito a loro volta. Per dare vita a una vera gara. Invece, al momento, aperte critiche ai contenuti del discorso di Veltroni non ne sono state ancora fatte, i potenziali sfidanti tentennano, e i «veri» capi dei due partiti che si vanno a fondere (Ds e Margherita) cercano di scongiurare un conflitto per la leadership. In compenso, stanno sbocciando, come cento fiori, le «liste per Veltroni». Da quel che si capisce, chiunque voglia piazzare se stesso e gli amici suoi negli organi dirigenti del futuro partito metterà in piedi la sua «lista per Veltroni» e ogni lista, naturalmente, avrà il suo marchio («cattolici per Veltroni», «girotondi per Veltroni», eccetera) e i suoi nobili propositi politici. L'impressione è che più che un problema di «tecnica» ci sia un problema di cultura politica. Non viviamo in una «democrazia popolare». Certi riti, pertanto, bisognerebbe evitarli. Fanno, come dire?, una brutta impressione. In un normale partito occidentale il solo autorizzato a dare vita a una «lista per Veltroni » dovrebbe essere Veltroni medesimo. Gli altri, tutti gli altri, dovrebbero candidarsi nella sua lista o sostenerla se concordano con lui, oppure, se non concordano, dare vita a liste contrapposte alla sua, con altri contenuti e altri candidati.

I partiti, sempre e in ogni luogo, hanno una natura oligarchica. Nessuno poteva essere così ingenuo da pensare che il Partito democratico risultasse un'eccezione. Esso non può che nascere da una fusione di oligarchie e di apparati dei partiti preesistenti. Ma la fusione può avvenire in modi diversi. Quella che si prospetta (come, fra i dirigenti, il solo Arturo Parisi ha subito colto e denunciato) è la peggiore delle fusioni possibili.
Ciò che si sta delineando è un partito con una struttura «feudale» (altro che federale), un partito che nello stesso momento in cui incoronerà Veltroni darà anche vita a un sistema strutturato di correnti, ciascuna facente capo a un notabile. Ne verrebbe fuori qualcosa di simile alla Polonia settecentesca. Tra l'altro, un partito così fatto toglierebbe in partenza al pur plebiscitato Veltroni lo spazio di manovra necessario per un vero esercizio della leadership.

Ferma restando l'inevitabilità della fusione fra oligarchie e apparati, c'è anche un altro modo. Consiste in un uso «non improprio» delle primarie: chi non concorda con Veltroni dovrebbe scoprirsi e candidarsi proponendo cose diverse da quelle che propone lui (e fare poi pesare, in caso di sconfitta, i consensi raccolti). Per esempio, davvero nessuno, nel Partito democratico, ha da obiettare all'«assordante silenzio» di Veltroni (critiche agli americani per l'Iraq a parte) sulla politica internazionale? Che identità potrà mai avere un partito il cui leader designato non propone alcuna scelta di campo di fronte alle gravi sfide internazionali in corso?

da: corriere.it
0 commenti
Accedi per commentare l'articolo
Dello stesso autore
08 gennaio 2010:  La fermezza e l'ipocrisia
30 dicembre 2009:  Il piede in due staffe
03 dicembre 2009:  Il divorzio delle libertà
25 novembre 2009:  Il bipolarismo al tramonto
18 novembre 2009:  Se l'Islam diventa partito
22 ottobre 2009:  L'emergenza meridionale
19 ottobre 2009:  Il fazioso e il pluralista
11 ottobre 2009:  Quei produttori da ascoltare
06 ottobre 2009:  La stabilità di un governo
30 settembre 2009:  La zona grigia tra vita e morte
20 settembre 2009:  Un impegno sul terrorismo
09 settembre 2009:  Un’offerta inesistente
30 agosto 2009:  Una battaglia dimenticata
02 agosto 2009:  Dal moralismo al riformismo
29 giugno 2009:  Un ventennio di rimozioni
20 giugno 2009:  Il dilemma dell'Occidente
08 giugno 2009:  La svolta delle città
23 maggio 2009:  Il paradosso del nuovo Fini
27 aprile 2009:  I due ostacoli alle riforme
29 marzo 2009:  Una lunga partita a tre
15 marzo 2009:  Il mercato nell'angolo
22 febbraio 2009:  I confini della politica
17 febbraio 2009:  Il peso delle oligarchie
08 febbraio 2009:  Quel silenzioso terzo partito
01 febbraio 2009:  Logorare stanca
25 gennaio 2009:  La tentazione centrifuga
17 gennaio 2009:  I media come arma
11 gennaio 2009:  Un conflitto nuovo
03 gennaio 2009:  Gli infortuni dell'Onu
27 dicembre 2008:  Il garantismo per gli amici
16 dicembre 2008:  L'identità e gli apparati
 
< Prec.   Pros. >

m-Media

Haiti
Haiti
Borsellino
Borsellino
Casa del popolo
Casa del popolo
Gomorra a Isernia
Gomorra a Isernia


I blog del legnostorto