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Ma come fanno, i nostri "politici", a parlare ancora di destra e sinistra? Tra le forze in campo nei due schieramenti contrapposti la destra e la sinistra rappresentano una piccolissima minoranza, il resto è centro. Cosa c'è ancora di destra in AN, o di sinistra nei DS? Niente, a parte la memoria storica di qualche vecchio iscritto. E la dimostrazione sta nel fatto che sulle questioni più dibattute le posizioni sono diverse ma non certo inconciliabili.
Sui DICO discutono sulla forma del riconoscimento ma vi è sostanziale accordo sul riconoscimento dei diritti delle coppie, etero od omo che siano. Sulle operazioni militari all'estero litigano per quella in Iraq ma sul principio, l'opportunità degli interventi militari, vi è totale accordo, tant'è vero che il governo "di sinistra" oltre ad approvare la missione in Afganistan decisa dal governo "di destra", ne ha decisa una tutta sua in Libano. Sono solo due esempi ma se ne possono fare altri, dalla legge sul conflitto d'interessi alla riforma delle pensioni: ci sono diverse opinioni su come fare le cose ma le differenze sono, in buona sostanza, sfumature su cui, se non vi fosse una contrapposizione settaria tra gli schieramenti, potrebbe facilmente trovarsi un accordo. Non era certo così trent'anni fa: chi ha memora degli anni settanta ricorda che la contrapposizione di Almirante a Berlinguer (erano i capi storici del partito di destra - l'MSI da cui deriva AN - e di quello di sinistra - il PCI da cui derivano i DS -) era totale, pregiudiziale, assoluta. Invece, oggi, nel sentire Fini e Fassino non si fatica ad essere d'accordo con entrambi, a seconda delle questioni trattate. Non di rado dicono cose piuttosto simili. Il discorso è diverso quando i guarda a Rifondazione Comunista, ai Comunisti Italiani, ai Verdi, alle formazioni di estrema destra, o alla Lega. Questi sono partiti ad alto contenuto ideologico, che possono ancora identificarsi nelle antiche formule "destra" e "sinistra". Di fatto, però, messi tutti insieme non raggiungono il 15% dei rappresentati in Parlamento. E qui si pone l'assurdità della situazione politica italiana, dove a caratterizzare i governi c.d. di destra o di sinistra sono forze politiche che rappresentano a stento il 10% della popolazione. Se si riuscisse a tagliare le ali ideologiche si avrebbero, anche in Italia, due schieramenti alternativi, ma espressione di una stessa maggioranza moderata, che si distinguerebbero solo sui contenuti programmatici, cioè sulle risposte concrete alle diverse questioni, senza scontri settari. Questa vasta maggioranza moderata c'è già, va da AN ai DS, comprendendo FI e le vari sigle ex DC ed ex PSI, l'Italia dei Valori, i Radicali e le sparute sigle liberali e repubblicane. Un'Italia che somigli alla Francia, dove il presidente di "destra" non si fa scrupolo di nominare un Ministro degli Esteri di sinistra, così come negli Stati Uniti non è raro che il presidente eletto nomini il suo rivale alla vice-presidenza. Un'Italia così c'è già, non bisogna inventarla, ha solo bisogno di essere rappresentata e per questo ha bisogno di una legge elettorale che liberi i governi dalla forza ricattatoria dei micro-partiti e consenta, finalmente, alla maggioranza di svolgere il suo ruolo democratico. 0 commenti Accedi per commentare l'articolo
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