Accesso utente

[ Chiudi ]

La défaite de la Gauche Stampa E-mail
Scritto da Gianni Pardo   
Wednesday 09 May 2007
Image
Sarkozy
Dopo la sconfitta della gauche, in Francia non si parla che di “rifondazione”, di “ripensamento”, di “ripartenza”. In sé, il proposito è lodevole. Se si fallisce, bisogna chiedersi come si potrà, in futuro, vincere dove prima si è perso. Ma tutte quelle parole che cominciano per “ri” indicano che si parte col piede sbagliato. Se bastasse “ri”cominciare, “ri”partire, si percorrerebbe la stessa strada, “ri”facendo gli stessi errori.Già in Italia si sono vissute cose del genere, con annessi errori lessicali. 

Quando il Pci è divenuto Pds, un’importante frazione del partito si è staccata per dar vita al “Partito della Rifondazione Comunista”. E qui c’è da rimanere stupiti: Cossutta, Bertinotti e gli altri non volevano rifondare nulla. Volevano al contrario far continuare a vivere il vecchio partito e ne rifiutavano la socialdemocratizzazione. Gli scissionisti erano i seguaci di Occhetto, e se qualcosa è stato fondato, allora, è il Pds: che a sua volta non sapeva bene dove andare. Infatti, dominato dalla paura di perdere l’elettorato, non rinunciò al simbolo della falce e martello, lo rimpicciolì come se se ne vergognasse o come se facesse l’occhiolino dicendo: “Ci chiamiamo Pds ma siamo ancora il vecchio Pci”. Miserevoli manovrine politiche.La realtà è brutale e non dipende dai nomi.

Quando si perde bisogna innanzi tutto chiedersi se la cosa era prevedibile. A Canne i romani, più numerosi dei cartaginesi, persero disastrosamente perché Annibale fu un migliore stratega. La sconfitta era imprevedibile e i romani cambiarono tattica. Invece, più recentemente, l’Asse ha perduto ad El Alamein, anche se Rommel era più geniale di Montgomery, per l’insufficienza degli armamenti e delle salmerie. Dunque una migliore organizzazione avrebbe forse consentito la vittoria: la sconfitta era prevedibile. “Ripartire” senza sapere per dove è una sciocchezza. Prima si deve identificare la direzione da prendere, poi si riparte. Per far questo è necessario identificare gli errori del passato e avere il coraggio di rischiare una scommessa sul futuro: anche se è difficile amputarsi di tutto ciò che si è a lungo creduto irrinunciabile.

Margaret Thatcher risollevò il Partito Conservatore promettendo ai britannici che con lei avrebbe comandato il governo, non i sindacati; anzi, che avrebbero comandato gli stessi lavoratori e non i loro rappresentanti; insomma annunciò che con lei il paese avrebbe effettuato una risoluta svolta a destra, nel segno della ragionevolezza e senza nessuna timidezza nei confronti della sinistra. La Iron Lady aveva una “visione”, come si dice: il risultato furono undici anni di governo e un tale rinnovamento della Gran Bretagna che anni dopo Tony Blair, per riportare il Partito Laburista al governo, non esitò a qualificarsi “figlio della Thatcher”.Il problema della sinistra francese è che non ha perso Ségolène Royal: ha perso un raggruppamento che non ha una visione, che ripete slogan e mantra del passato, che non sa cogliere gli umori del paese. Che ha una politica ancorata a vecchi pregiudizi, come quello per cui chi delinque è un disadattato da aiutare, mentre al contrario i francesi hanno sentito il loro cuore balzargli in petto per l’esultanza, quando Sarkozy ha trattato da “racaille” (teppaglia) i violenti delle banlieues: perché è quello che pensano loro, i francesi, seduti in casa dinanzi al loro televisore.La sinistra commette l’errore di volersi maestra di moralità. Vuole educare e governare il popolo piuttosto che farsi guidare da esso. Non capisce che se oltre il dieci per cento dei francesi vota per Le Pen, non basta demonizzarlo: bisogna riconoscere che il suo messaggio trova orecchie attente.

Sarkozy invece – coraggiosamente – ha preso ciò che di questo messaggio era decente e l’ha fatto proprio, aumentando il numero dei propri elettori e diminuendo quello di Le Pen.La sinistra francese deve fare un grande bagno di umiltà e deve identificare una sua visione del futuro, diversa da quella rivelatasi perdente. Deve soprattutto imparare a seguire le indicazioni del popolo, non degli intellettuali. Gli intellettuali sono molto meno numerosi degli artigiani e, oltre tutto, non ne hanno mai azzeccato una.

www.pardo.ilcannocchiale.it, 8 maggio 2007

0 commenti
Accedi per commentare l'articolo
Dello stesso autore
07 February 2010:  L'Idv fa finta di esistere
07 February 2010:  Mafiosi in libertà
06 February 2010:  La Religione Verde
04 February 2010:  La personalità del terrorista
02 February 2010:  La "giustizia" e la legge
31 January 2010:  La superiorità dei nobili
30 January 2010:  Termini Imerese
29 January 2010:  Anche tu sei fallito
28 January 2010:  Fassino, il rapporteur
26 January 2010:  Un pareggio due a zero
26 January 2010:  Licenziato per il crocifisso
24 January 2010:  Prolissità
23 January 2010:  Il processo lungo
21 January 2010:  La sanità americana
20 January 2010:  Il processo breve
20 January 2010:  Fantascienza elettrica
19 January 2010:  Vident quod credunt
18 January 2010:  Haiti e la decolonizzazione
15 January 2010:  L'assenza dello Stato
12 January 2010:  Craxi uomo di Stato
11 January 2010:  Rosarno, Alabama
10 January 2010:  Andreotti, mafioso o no
09 January 2010:  Sostenere papà
08 January 2010:  Obama un anno dopo
05 January 2010:  Di Pietro in Papuasia
04 January 2010:  Fattibile è
02 January 2010:  Artisti
29 December 2009:  Il partito dell'odio
28 December 2009:  Le riforme impossibili
27 December 2009:  Odiare per primi
19 December 2009:  L'inciucio piduista
19 December 2009:  København
18 December 2009:  Noticina giudiziaria
17 December 2009:  Fini e le riforme condivise
16 December 2009:  La giungla del Cyberspace
13 December 2009:  Berlusconi chiarisca
11 December 2009:  La passeggiata del vecchio
 
< Prec.   Pros. >
Lodovico Festa: Comunque vada
Davide Giacalone: Processo con il morto
Marta Ottaviani: Turchia, lo Stato in palio
Gianni Pardo: La Religione Verde

m-Media

Haiti
Haiti
Borsellino
Borsellino
Casa del popolo
Casa del popolo
Gomorra a Isernia
Gomorra a Isernia


I blog del legnostorto