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Yom Ha-Atzmaut Stampa E-mail
Scritto da Fiamma Nirenstein   
mercoledì 25 aprile 2007
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Carissimi, grazie delle vostre reazioni a questo nuovo sito. Il cyberspazio mi appare d’un tratto come un legame molto intenso di reciproca responsabilità; spero, col vostro aiuto, di resistere al suo impatto emotivo, tanto più diretto di quello della carta stampata. Mi emoziona molto anche la discussione fra di voi, un vero forum di democrazia. Per ora, piuttosto che intervenire, mi pongo nella posizione di novizia osservatrice. Ma non vi voglio lasciare oggi nella tristezza di ieri, Giorno del Ricordo. Il Giorno del Ricordo, abbiamo visto, è una intensa comunione con chi non c’è più. Il giorno che si vive qui oggi è invece l’elaborazione del significato collettivo della terribile perdita. Il messaggio di Yom ha-Atzmaut, la Festa dell’Indipendenza è semplice e chiaro: è dura, ma ne vale la pena. A sera, ieri, in un attimo, la tragedia si è trasformata in festa. Dal racconto, uno a uno, della vita dei propri figli perduti, Israele, giunto il buio, ha voltato pagina con fuochi di artificio, musica, danze, il cui eco arrivava alla mia finestra su Gerusalemme, da tutta la città.

Di tutti i festeggiamenti, di tutti i racconti di coraggio e di persistenza che oggi inondano il Paese e raccontano come la forza delle idee possa tenere in vita fino alla rinascita un piccolo popolo perseguitato e disarmato nei secoli, scelgo solo un’immagine: quella del ballo sulle sedie a rotelle dei disabili di Tzahal, l’esercito con centinania di ragazzi e ragazzi. Durante la grande cerimonia di apertura hanno ballato con carambole e intrecci sulla loro sedia a rotelle, guidati da giovani che saltavano e piroettavano intorno a loro, li afferravano per le mani, li lasciavano e riprendevano al volo. C’era gioia sul loro volto, che vedevo in primo piano alla tv. Non certo l’eccitamento dei ragazzi, che sorridevano fino alle orecchie. Ma qualcosa di pieno, di quieto e diretto. La loro disgrazia veniva là pienamente assunta come propria dalla società. Così è anche tutto l’anno, per i soldati che, anche affetti da menomazioni gravi, possono servire in unità speciali dell’esercito, fino a raggiungere anche il grado di ufficiale. Significa dare significato a ciò che si è, alla propria vita nel suo insieme, quale che essa sia, senza attardarsi in lamentazioni...

Sharon, che è giovane e guarda con me la tv dice: “Sono due giorni che non si fa che piangere, bisogna andare a ballare adesso...” e aggiunge giustamente guardando i brutti costumi bianchi e celesti color bandiera d’Israele “Certo potevano inventarsi qualcosa di meglio, ma come li hanno vestiti?!”. Hai ragione, davvero orrendi i costumi della cerimonia di Yom ha-Atzmaut, confermo. E aggiungo: “Mi piacciono un sacco, così poveri, di stoffa sintetica da due lire, ingenui, modesti, stupidi, patriottici, fuori moda, ignari dell’estetica televisiva”.

da:http://www.fiammanirenstein.com
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