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Daniel Pipes:Ora il vero pericolo è la svolta islamica di Ankara Stampa E-mail
Scritto da Ennio Caretto   
giovedì 19 aprile 2007
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Il premier turco Erdogan
«È meglio che la Casa Bianca cambi idea. Va bloccato l'ingresso dei turchi in Europa»

WASHINGTON — «Inizialmente appoggiai l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea, ma adesso sono contrario. Non sarebbe nell'interesse di Bruxelles né di Ankara. E penso che, nonostante le dichiarazioni in senso opposto, turchi ed europei comincino a rendersene conto. Chi non lo ha ancora capito è l'amministrazione Bush, bisogna farle cambiare idea». Le mie riserve, aggiunge Daniel Pipes, non sono dovute tanto al pericolo che dalla Turchia il terrorismo musulmano dilaghi in Europa, quanto alla possibilità che la Turchia diventi una repubblica islamica.
Al telefono dal Middle East Institute di Filadelfia, Pipes, uno di massimi islamisti americani, si dice allarmato dall'ultimo attentato in Turchia, ma ancora più dalla svolta politica che ritiene si stia profilando nel Paese. «Il dibattito sull'Ue ci ha depistato — dichiara —. Temo che il governo turco prepari mutamenti radicali». Il primo segnale potrebbe venire dalla candidatura alla presidenza del premier Erdogan in discussione in questi giorni: «È un uomo potente, sarebbe un passo verso la repubblica islamica».

Non le sembra di sottovalutare la minaccia terroristica?
«In Turchia operano Al Qaeda, i Lupi grigi e altri gruppi, ma non sono così forti. La minaccia maggiore è l'islamismo legittimo, come lo chiamo io. Non mi è chiaro se un futuro governo turco continuerà a collaborare con le altre forze politiche né come si collocherà di fronte all'Occidente».

Le forze armate turche non sono un baluardo anti-islamico?
«Lo sono state, ma ultimamente si sono indebolite, da una parte perché lo richiedeva l'ingresso dell'Ue, dall'altra perché così ha voluto il governo.»

Chiudere le porte dell'Ue alla Turchia non sarebbe rischioso?
«Sarebbe più rischioso aprirgliele. L'ultima cosa di cui l'Ue ha bisogno è un'invasione di musulmani. E comunque l'adesione all'Ue non sarebbe neppure nell'interesse dei turchi. Come americano, l'Ue mi sembra debole sul piano politico e demografico, e intellettualmente è rimasta agli anni Sessanta».

Ma in Turchia c'è chi si sente europeo.
«Il fatto che un pezzetto del territorio turco sia in Europa non rende europea la Turchia. Sarebbe europea la Libia se la vostra isola di Pantelleria le appartenesse? O il Marocco se gli appartenesse Gibilterra che è inglese? Non è il caso di rendersi schiavi della geografia. Sono due mondi, due culture diversi, con un divario che cresce».

Non è troppo pessimista?
«Sono realista. Mi auguro che lo scenario che prevedo non si concretizzi, ma occorre prepararsi. Per me, l'ipotesi che la Turchia entri nell'Ue sta tramontando. La comunità atlantica, il presidente Bush in testa, farebbe bene ad analizzare invece quali sarebbero le conseguenze di una Turchia islamica per il Medio Oriente».

da: corriere.it
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