L’Opinione 3 marzo 2012


Non è troppo a Nord, Rapallo. Liguria, ma ad un tiro di schioppo comincia la Toscana, quella strana, carrarina, anarchica, repubblicana, ma anche terra di Ferri e di Barani, esponenti della socialdemocrazia “di destra”. Non è troppo al Nord, Rapallo ma qui il sindaco è un leghista, l’avv. Mentore Campodonico, eletto nel 2007, classe ’62. Qui si esce dal terreno delle ipotesi, dei proclami, delle mozioni. A Rapallo, l’aliquota per la rediviva Ici, la nuova Imu, l’imposta sulla prima casa è stata fissata, allo 0,3%; allo 0,56% quella per gli alberghi che qui lavorano quasi tutto l’anno ed allo 0,86% quella per le seconde case.
La riduzione delle tasse è stata fin dall’inizio del nuovo centrodestra del Tigullio un suo cavallo di battaglia, non solo di chi respingeva la tradizione preesistente della parte liberale ma anche delle componenti cattoliche, nordiste e socialdemocratiche. Tutti costoro hanno infatti sempre considerato il prelievo fiscale come fonte di sostentamento non solo per la naturale continuità delle istituzioni e dei servizi pubblici ma anche per il mondo di propaganda e di repressivo controllo nei confronti dell’iniziativa e libertà personali.
Nei fatti il centrodestra, pur preso dall’angoscia di non avere sufficiente sostegno, in cerca di continui nuovi alleati da compensare a caro prezzo, ha nell’ultimo anno di governo raggiunto anche un attivo di bilancio pubblico, proseguendo nella tradizione di finanza creativa inaugurata negli anni ’90 ma sempre nell’innalzamento di spese ed entrate. Ma poi i tantissimi enti pubblici sciolti, le procedure cancellate, i regolamenti semplificati sono semplicemente tornati com’erano; ed il relativo voto parlamentare è risultato nullo davanti all’opera continua amministrativa e giudiziaria che ha sistematicamente resuscitato quanto era stato soppresso da governo e maggioranza di centrodestra. Ultimo esempio, la Corte Costituzionale ha bocciato la norma che imponeva alle Regioni colpite da calamità di aumentare i tributi prima di poter avere aiuti statali.
Una delle poche cose riuscite è stata la compressione della spesa pubblica locale che nel 2011 è calata globalmente del 2% assestandosi a 64 miliardi per i Comuni e 11 per le Province, con un taglio del 5% per le grandi città. Anche qui però la tirata di cinghia locale è stata annullata dal contemporaneo scialare delle aree autonome, regionali e non, la cui spesa di 150 miliardi segna un corrispondente aumento del 5%. Di centrodestra è stata la mano della semplificazione, della soppressione di enti, del rigore; e di centrodestra, oltre che di centrosinistra, è stata anche la mano opposta che ha scucito la notte quanto filato di giorno. Se a ciò si aggiunge il completo controllo delle Corti e delle agenzie da parte del partito della spesa burocratica, si ottiene il risultato finale di un senso di frustrazione generale, nella considerazione che neanche le vittorie politiche ed elettorali possano servire a cambiare il corso delle cose.
Il popolo non voleva la tassazione sulla prima casa, e su questa bandiera concreta ma anche simbolica della diminuzione delle tasse, unica strada per abbassare l’incredibile spesa pubblica di 800 miliardi, si era attestato il centrodestra della vittoria del 2008. Sulla sua reintroduzione come sull’abbassamento delle pensioni, a prescindere dai contributi versati da imprese e lavoratori, si è imposta la wave finanziaria ed europea introdotta dal governo Monti. L’Imu, secondo uno studio Uil, costerà per le prime case alle coppie senza figli tra i 130 ed i 500 €. Non essendo progressiva, costerà €100 euro in più a chi ha un reddito fino a €23mila, come 9 milioni di pensionati, e solo sette euro a chi arriva ai 90mila. In termini assoluti per le prime e seconde case costerà € 511 e € 1351 a Roma, 476 e 1285 a Milano, 459 e 1252 a Bologna, 337 e 1022 a Firenze e 331 e mille a Rimini. Gli aumenti saranno solo per i redditi di dipendenti e pensionati, ad incasso invariato per il lavoro autonomo.
Sarebbe apparsa dunque coerente una forte reazione a tutti i livelli, contraria alla reintroduzione dell’imposta sulla casa che per di più nella nuova versione non solo arriva all’importo di 28 miliardi rispetto agli 11 originari, ma è destinata non più, come in precedenza, solo ai Comuni, in quanto il 50% per lo Stato. Invece, a parte qualche sprazzo qua e là, qualche appello, qualche conferenza stampa di giovani eletti senza particolare peso nel Pdl, non si è assistito a barricate paragonabili a campagne già viste per esempio a sinistra su argomenti assai più risibili, dalla minacciata libertà di stampa alla difesa del corpo delle donne. Neanche gli organi di stampa più schierati, che già spesero tonnellate di inchiostro su giornalisti cattolici o su case monegasche, si sono decisi ad un minimo di campagna, come se le tesi già sostenute si fossero afflosciate come bandiere appese in giornate afose senza alito di vento.
Ad inizio anno il Tea Party, il movimento giovanile di Giacomo Zucco che prova a rilanciare il partito liberale di massa, ha proposto ai consiglieri di richiedere aliquote più basse, come la legge permette ai Comuni di fissare entro marzo: quote ridotte che consentirebbero di manifestare contrarietà all’imposta, oltre a far risparmiare i cittadini, senza necessariamente intraprendere l’eversiva disobbedienza civile, invocata dal sindaco di Vittorio Veneto, il leghista Gianantonio Da Re. Non sembra tuttavia che l’appello del TP sia direttamente collegato alle iniziative individuali sparse qua e là. Ad oggi ad Alessandria la consigliera Pdl Alessandria Locci ha presentato una mozione per la riduzione al coefficiente minimo dello 0,2% dell’Imu; ugualmente ha fatto a Conegliano (TV) la collega Marina Buffoni (Pdl) ed a Bolzano il leghista Conti; mentre in Toscana l’hanno annunciata per 70 comuni i giovani consiglieri Pdl Torselli, Giannotti (Forte dei Marmi), Tomasi e Petrucci (Pistoia), Bedini (Pisa), Banchelli (Prato), Zecchi (Montemurlo), Amorese (Massa), Angelini (Grosseto) e Tucci (Siena).
L’iniziativa più importante è però apparsa a Roma, nell’ambito ex AN, dove Fedeli nel municipio IX ha trascinato il consiglio a maggioranza di sinistra verso lo 0,2% e dove il presidente Commissione Sicurezza Fabrizio Santori ha presentato una sua mozione d’identico senso lanciando anche una campagna di raccolta firme tra i cittadini. Si tratta di azioni non solo estemporanee, ma anche viste negativamente dalle diverse componenti del centrodestra. Il TP cerca il sostegno solo di esponenti considerati liberali o ex Forza Italia, la Lega guarda solo nei suoi confini e la gran parte del Pdl tentenna con flebili sostegni, attendendo una pronuncia del vertice. Si tratta di un comportamento che non solo disconosce la possibile unitarietà di un grande partito gollista all’italiana, ma che, malgrado i tanti enunciati, tiene più alle bandierine dell’appartenenza di componente che alla concretezza delle cose. Non a caso i più giovani sono accorsi con gioia alla rediviva polemica martintremontiana, evidente non sense utile solo ai Santori della situazione. Tanta miopia in occhi giovanili, che dovrebbero avere un focus ancora elastico, non fa ben sperare. Ora la decisione di Rapallo, passo effettivo, è importante ed attorno ad essa dovrebbe stringersi tutta l’area politica unita dall’obiettivo di tasse più basse. L’auspicio è che non manchi l’acume politico necessario tra i tanti vecchi e nuovi leader dei sempre più numerosi pezzi di quest’area. Altrimenti anche la scelta di Rapallo, Nord o Sud, sarà inutile.