Che belle le Etnie!

Rieccomi, ragazzi. Sono stata via a lungo, avevo perso il conto dei debiti e dei crediti scolastici, e poi con quella fascista di Gelmini rischiavo di essere bocciata. Così per prudenza mi sono iscritta in una scuola privata svizzera. Immaginatevi papino, lui che era sempre stato un mangiapreti, a baciare la mano alla superiora… ma lui dice che per la mia formazione si deve fare ogni sacrificio. Vi racconterò poi come si vive qui: penso che farò, alla fine, una relazione sui laogai, ormai so quasi tutto. Pensate che ci sono ragazze che vivono qui da vari anni!
Ma, appena papino mi ha lasciata e le suore mi hanno ordinato (!) di ritirarmi nella mia cameretta, ho attaccato il mio internet satellitare e –ovviamente dopo Lapo– voi siete i primi ai quali scrivo.
Volevo parlarvi di un fatto strano, che mi dà molto da pensare e che spero possa costituire il tema del prossimo collettivo, appena potrò lasciare questa galera – perché non dura a lungo, ne son certa  – e sarò tornata all’occupazione del mio liceo.
Quest’estate a Cortina abbiamo scoperto le etnie. Grandiose! Sono il massimo della apertura al diverso, e ne parlerò al prossimo festival dell’accoglienza organizzato con i ragazzi di viale Padova. Ce ne parlava un altoatesino di lingua ladina, e ci spiegava che la loro è una cultura vera e propria, e la loro gente rappresenta un’etnia dotata di sacrosanti diritti in quanto tale. Si è subito associato un leghista di Gallarate, che ha parlato dell’etnia insubre, e un cameriere sardo di passaggio ha rotto il silenzio dichiarando che anche quelle sarde – ben più d’una – sono etnie dalle gloriose tradizioni e dalle produzioni culturali eccelse, ancorché misconosciute.
Ho poi appreso che l’animosa etnia veneta pensa al proprio riscatto, e che i daunici vorrebbero costituire un comprensorio autonomo. Non parliamo poi dell’etnia valtellinese, rimasta per quasi tre secoli grigionese: un altro mondo. Poi mi sono ricordata che anche a Milano ci sono le Zone, e che quelli della zona di Gratosoglio e della Barona quasi non si capiscono con quelli del centro o di Lambrate: l’ho detto e la cosa ha fatto molto pensare. Ma chi ha ottenuto il maggior successo nella serata sulle etnie è stata la mia amica Samantha – bruttina, ma molto vistosa – che ha riferito come l’etnia di oriundi che abitano in viale Padova sia riconoscibile non solo dalle espressioni dialettali, ma anche da certo tipici comportamenti rituali: tengono tutti la borsa e la borsetta ben stretta sottobraccio ogni volta che escono di casa.


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